Lasciate petrolio e carbone sottoterra

Tre quarti delle riserve note di combustibili fossili dovrebbero restare dove sono, cioè sottoterra, se l’umanità vuole evitare che il cambiamento del clima diventi una catastrofe. Lo dice un gruppo di 17 scienziati ed economisti di grande spicco in una dichiarazione diffusa oggi, in occasione del «giorno della terra», Earth Day. Il 2015 è un anno decisivo, affermano: perché è ancora possibile invertire la tendenza delle emissioni di gas di serra e evitare di superare la soglia di rischio oltre la quale gli effetti del riscaldamento saranno irreversibili. Ma questa finestra di opportunità resterà aperta ancora per poco, bisogna agire subito e in modo deciso. L’obiettivo è non superare i 2 gradi centigradi di aumento della temperatura media sulla superfice terrestre: oltre quella soglia si innescheranno fenomeni come il permafrost che si scioglie, o la scomparsa dei ghiacciai, che renderanno sempre più veloce il riscaldamento del pianeta.

Se vogliamo evitare un «futuro sopra i 2°» , dobbiamo invertire il trend delle emissioni di gas di serra entro i prossimi 10 o 15 anni. Si noti che quei 2 gradi centigradi di aumento sono la soglia indicata nei documenti del Panel intergovernativo sul cambiamento del clima (Ipcc), cioè sono un dato su cui c’è il consenso ufficiale dei governi.

Gli autori della dichiarazione rappresentano il top delle istituzioni di ricerca mondiali, dal Max Planck Institute allo Scripps, al World Resources Institute, all’Accademia cinese delle scienze; ci sono nomi come l’inglese Nicholas Stern, autore di diversi rapporti autorevoli sui costi del cambiamento del clima, all’americano Jeffrey Sachs, al climatologo Hans Joachim Schellnhuber, consigliere di Angela Merkel, allo svedese Johan Rockstroem che ha coordinato il testo (qui la lista completa).

La conferenza mondiale sul clima che si terrà alla fine di quest’anno a Parigi (la Cop 21) «sarà l’ultima chance» per restare entro il limite di sicurezza dei 2 gradi, affermano. C’è dell’ottimismo nella dichiarazione: l’obiettivo è raggiungibile, «se agiamo con coraggio, possiamo salvaguardare lo sviluppo umano. È un obbligo morale, ed è anche nel nostro interesse, realizzare una profonda de-carbonizzazione dell’economia globale attraverso una condivisione equa dello sforzo. Ciò significa raggiungere entro la metà del secolo o poco dopo una società a zero-carbonio, e così limitare il riscaldamento globale entro i 2 gradi centigradi, come concordato da tutte le nazioni nel 2010».

Non è una traiettoria di penuria e sofferenza economica, insistono, al contrario: loro parlano di «opportunità economiche e di progresso inclusivo». Trasformare le economie significa innovare, creare lavoro, rafforzare le comunità umane in tutto il mondo. «È una chance troppo buona per permetterci di perderla», dicono. Il fatto è che tra gli obiettivi indicati in questa dichiarazione, e le misure che saranno discusse a Parigi c’è un gap enorme. E questo deve davero preoccupare.

@fortimar